sabato 6 ottobre 2012

L' APPELLO

APPELLO per la COSTITUZIONE
di un SOGGETTO POLITICO
UNITARIO LIBERALDEMOCRATICO, PER RILANCIARE IL CENTRO-DESTRA ITALIANO

La gravità della situazione richiede che nella prossima legislatura si prosegua e anzi si accentui il percorso di risanamento e di rilancio della nostra repubblica. E' necessario peraltro, mentre si aggrava la crisi dei partiti, avanzare a tutti i liberaldemocratici, laici e cattolici, leali ai valori costituzionali ed europeisti, una offerta politica appagante che vada oltre l'orizzonte temporale del 2013 ed indichi una prospettiva di lungo termine che dovrà essere necessariamente alternativa tanto ad una sinistra conservatrice e massimalista quanto ad una destra populista, antieuropea o secessionista. Occorre pertanto costituire, già in vista delle prossime elezioni, un grande soggetto unitario che metta insieme tutti coloro che nelle varie accezioni si richiamino agli indirizzi politici e culturali liberali, cattolici e riformisti e che siano mossi da un autentico e coraggioso spirito innovatore. Si deve superare la attuale frammentazione della rappresentanza in questa area per unire le varie realtà politiche e associative, esistenti o in formazione, ed essere così determinanti nel governo del Paese.

sabato 4 febbraio 2012

FLI PROPONE

INIZIATIVE LEGISLATIVE
DI PARLAMENTARI
DI FUTURO E LIBERTA’ PER L’ITALIA


1. Norme in materia di contrasto all'evasione fiscale e alleggerimento del carico fiscale sui contribuenti piccoli e medi
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Il sistema fiscale del nostro paese vive un situazione singolare: da una parte l'enorme evasione fiscale e dall'altra parte una platea parimenti estesa di «tartassati», di fatto costretti a sobbarcarsi anche il carico fiscale degli evasori. Vi è dunque l'esigenza di ridistribuire più equamente il carico fiscale, facendo pagare di più chi evade e chi elude, e allo stesso tempo allentare la morsa che attanaglia gli imprenditori e i lavoratori onesti.
Gli interventi contenuti in questo disegno di legge mirano da un lato a introdurre un meccanismo di contrasto all'evasione basato sul conflitto di interessi tra chi vende un determinato servizio e chi lo acquista.
Nello specifico viene data la possibilità all'acquirente di portare in detrazione dalle imposte dirette l'importo dell'acquisto (al netto di IVA) risultante da fattura.
Dall'altro lato, per venire incontro alle sempre maggiori difficoltà incontrate soprattutto dalle piccole attività economiche sul fronte della liquidità, viene elevata a 5 milioni di euro la soglia al disotto della quale il contribuente titolare di partita IVA può usufruire del regime speciale dell'IVA per cassa.
Tuttora questa soglia è fissata a 200 mila euro. Si amplia in questo modo la platea dei piccoli imprenditori che dovranno versare l'IVA a debito solo quando essa è stata effettivamente incassata e non semplicemente per competenza sulla base delle risultanze dei registri delle fatture emesse.


2. Riforma del Libro II, Titolo I e Capo I e Titolo III, Capo I del Codice di procedura civile
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Il principale obiettivo della riforma del processo civile proposta in questo disegno di legge è di ottenere una “ragionevole” durata del processo civile. L'idea è di fare in modo che la trattazione della causa sia soprattutto orale e che la fase istruttoria si concentri possibilmente nella prima udienza. Per questo la proposta di legge fa leva sia sui termini, riducendoli e in diversi casi abolendoli, e sull'impianto probatorio. Più precisamente, per quanto riguarda il giudizio di primo grado questo risultato viene perseguito accentuando la funzione direzionale del giudice nei confronti del processo, razionalizzando e accelerando i tempi e limitando gli aspetti formali del processo medesimo, puntando il più possibile alla completezza degli atti introduttivi  per mettere il giudice fin dall'inizio in condizione di avere il quadro completo della causa la quale a sua volta viene decisa con provvedimento succintamente motivato. Per quanto riguarda il grado d'appello, invece, le principali notifiche riguardano il regime probatorio, con l'ammissibilità di nuovi mezzi di prova solo quando essi sono ritenuti rilevanti dal Collegio per la decisione, e il computo del termine perentorio di 30 giorni per l'impugnazione dell'ordinanza di primo grado a decorrere non solo dalla notificazione della decisione, bensì dalla comunicazione dell'avvenuto deposito dell'ordinanza che definisce il giudizio di primo grado.

3. Norme in materia di semplificazione degli enti locali
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA, SAIA, BALDASSARRI, CONTINI, DE ANGELIS, DIGILIO, GERMONTANI

La riduzione della spesa pubblica nel nostro Paese richiede in primis una seria razionalizzazione degli enti locali. Basti pensare che degli 8.100  comuni, quasi 2.000 hanno meno di 1000 abitanti, e delle 104 province sono ben 28 quelle con meno di 250.000 abitanti. L'accorpamento degli enti più piccoli porterebbe sicuramente benefici in termini di spesa. Tanto è vero che molti paesi europei hanno già provveduto a razionalizzare i propri enti territoriali. Lo ha fatto il Regno unito portando da 1800 a meno di 500 le circoscrizioni comunali, il Belgio portandole da 2.500 a 600, la Danimarca portandole da 1.400 a meno di 300. Questo solo per citare alcuni esempi. Il disegno di legge in oggetto fissa in 1.000 abitanti la soglia minima per i comuni, proponendo l'accorpamento di tutti quelli che si trovano al disotto di tale soglia. Per quanto riguarda le province, se ne prevede la soppressione e nello stesso tempo viene affidata alle regioni la responsabilità di organizzare in tal senso il proprio territorio. Si prevede anche che nelle procedure di trasferimento delle competenze dagli enti soppressi alle regioni non si deve assumere nuovo personale. Infine, si prevede anche la cessione di tutte le partecipazioni societarie in mano agli enti disciolti (privatizzazioni).

4. Deleghe al governo per l'adozione di norme in materia di disciplina dei rapporti di lavoro, di formazione e di misure i protezione sociale per favorire l'accesso dei giovani al lavoro, di previdenza e di politiche per la famiglia, nonché disposizioni concernenti la concorrenza nella prestazione di servizi, il riconoscimento delle professioni non regolamentate e la promozione di soggetti imprenditoriali mediante la partecipazione a fondi di investimenti in capitale di rischio
Presentato alla Camera dei deputati a firma: RAISI, DELLA VEDOVA

Sono oltre due milioni le persone di età compresa tra i quindici e i quaranta anni che non svolgono un lavoro, ma che nemmeno ne cercano uno e che neanche studiano. Sempre più spesso solo il sostegno delle famiglie consente loro di andare avanti. Tra l'altro, la grave crisi economica che stiamo attraversando ha fatto esplodere il problema del lavoro precario. Per cui, moltissimi altri giovani sono rimasti disoccupati e senza il sostegno di un adeguato sistema di welfare. Dal canto suo, la politica non ha saputo offrire le giuste opportunità a questi giovani. Soprattutto, la politica non è stata in grado di abbattere le barriere all'ingresso dei “mercati del lavoro dipendente e autonomo”.
Questo disegno di legge propone una serie di interventi sia sul fronte del lavoro dipendente sia su quello del lavoro autonomo. Sul primo fronte, anzitutto introduce norme di contrasto all'abuso dei cosiddetti stage e dei contratti a progetto da parte dei datori di lavoro. In secondo luogo, salvaguardando chi attualmente gode della tutela del posto di lavoro (articolo 18 legge 300/1970), e in sostituzione di tutte le forme di lavoro dipendente precario al momento esistenti, introduce un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato senza tutela reale ma con la previsione di una indennità di licenziamento a carico del datore di lavoro commisurata all'anzianità di servizio presso l'azienda. Sul fronte del lavoro autonomo, da un lato prevede il riconoscimento delle professioni spontaneamente formatesi sul mercato e che a oggi risultano prive di tutela. Contestualmente propone l'abbattimento delle barriere all'ingresso di molte professioni “ordinistiche”, l'abolizione dei minimi tariffari, l'abolizione dei divieti di pubblicità, e la possibilità di costituire società tra professionisti anche con soci di “mero capitale” per consentire il salto dimensionale agli studi professionali italiani e permettergli di confrontarsi con le law firm straniere. Infine, istituendo un fondo di venture capital presso la cassa depositi e prestiti con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro, intende favorire l'accesso al credito e al capitale di rischio da parte delle start-up tecnologiche.

5. Delega al governo in materia di istituzione di una stazione unica appaltante
Presentato alla Camera dei Deputati a firma: PATARINO, DELLA VEDOVA, CONSOLO, DIVELLA, PROIETTI

Nonostante le numerose riforme che hanno interessato il settore negli ultimi anni, nel nostro paese la gestione degli appalti pubblici continua a presentare diverse criticità. Essa risulta in particolare ancora scarsamente trasparente e ampiamente esposta al rischio di corruzione e ai connessi riflessi sull'efficienza degli appalti e sul costo a carico dell'erario. La qualità della progettazione è carente e poi vi è scarsa efficienza nella gestione delle gare soprattutto per gli importi più piccoli. E dalle statistiche risulta che gli appalti piccoli, in particolare quelli sotto i 150.000 euro sono in numero molto elevato, e che anche il numero delle stazioni appaltanti è pari a circa 13.000. Se si considera che il costo di gestione di una gara è sostanzialmente fisso e indipendente dall'importo dell'appalto è evidente che ci sono amplissimi margini di recupero di efficienza e di abbattimento dei costi accorpando le stazioni appaltanti per sfruttare le economie di scala. Oltre il 50% dei piccoli appalti sono aggiudicati dai comuni. La maggior parte di queste piccole stazioni appaltanti è priva di sufficienti capacità tecniche, isolata sul territorio e incapace di fare fronte alle spinte esterne alla corruzione. Il disegno di legge conferisce delega al governo per l'istituzione di una stazione appaltante unica (SUA) indipendente, articolata su base territoriale e con il compito di razionalizzare e ottimizzare la gestione delle gare nonché le funzioni amministrative e tecniche oggi frammentate su tutto il territorio nazionale. La SUA sarebbe anche in grado assicurare maggiore trasparenza e parità di trattamento tra gli operatori economici. Il finanziamento dei costi organizzativi e di funzionamento della SUA sarebbero coperti destinandovi una percentuale degli importi posti a base di ogni gara per l'affidamento dei contratti pubblici.

6. Norme sui termini di pagamento nelle transazioni commerciali
Presentato al Senato della Repubblica a firma: GRUPPO FLI SENATO

Circa l'80% delle imprese in Italia dichiara di subire ritardi generalizzati nei pagamenti. I tempi medi di incasso, soprattutto per le piccole e medie imprese sono molto lunghi, e i connessi maggiori costi per il ricorso al credito bancario sono quantificabili complessivamente in quasi un miliardi di euro all'anno. Costi che vanno direttamente a gravare sulla competitività del sistema produttivo. I ritardi di pagamento in molti casi incidono talmente sulla liquidità da compromettere la solvibilità e quindi la sopravvivenza di molte piccole e medie imprese. Queste ultime, come detto poc'anzi, sono le più colpite da questo malcostume, tanto che si arriva al paradosso per cui proprio le piccole e medie imprese sono costrette a fare credito commerciale alle imprese più grandi e alla Pubblica amministrazione diventandone di fatto i finanziatori. Il disegno di legge mira a regolamentare la materia dei pagamenti per le transazioni commerciali imponendo una maggiore equità nei termini di pagamento e rendendoli soprattutto certi a fronte di precise sanzioni in caso di violazione.
7. Dismissione della partecipazione pubblica nelle società RAI-Radiotelevisione italiana Spa e Poste italiane Spa
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

L'assetto proprietario e la regolamentazione del mercato dei servizi radiotelevisivi necessita di un adeguamento alla luce dei cambiamenti avvenuti nell'ultimo decennio. Questo riguarda in primis la RAI, che a oggi è al 100% in mano pubblica. Con la cessione al mercato della RAI, oltre che a incamerare un discreto introito da utilizzare per l'abbattimento del debito pubblico (l'incasso potrebbe aggirarsi tra i 3 e i 5 miliardi di euro), si metterebbe fine a numerose storture nella regolamentazione del mercato dovute al duopolio pubblico-privato. Due in particolare assumono una certa rilevanza. Anzitutto si abolirebbe definitivamente il canone di finanziamento della RAI, il quale, nato per sovvenzionare un servizio pubblico è di fatto divenuto un inutile quanto odioso balzello. In secondo luogo si potrebbero abolire i tetti alla pubblicità imposti alla RAI, e che se avevano un senso nel momento in cui si voleva fare spazio sul mercato radiotelevisivo agli operatori privati, oggi sono diventati inutili e dannosi proprio alla RAI visto che oggi essa detiene il 20% del mercato pubblicitario a fronte del 60% del principale concorrente cioè Mediaset. Analoghe considerazioni valgono per il mercato dei servizi postali e per la società pubblica Poste italiane Spa. In questo secondo caso, dato che Poste italiane è anche divenuto un operatore di primaria importanza sul mercato dei servizi finanziari e della raccolta del risparmio, l'incasso derivante dalla cessione della partecipazione sarebbe molto più elevato. Secondo le stime, si tratterebbe di circa 30/40 miliardi di euro che permetterebbero un consistente abbattimento del debito pubblico. In secondo luogo, anche in questo caso si eliminerebbero diverse distorsioni che oggi pesano soprattutto su mercato dei servizi postali. Basti pensare in proposito che gli elevati margini conseguiti da Poste italiane nel settore dei servizi finanziari vanno a coprire i servizi postali in perdita facendo in buona sostanza una concorrenza sleale agli operatori postali privati. Quindi il disegno di legge in oggetto contiene norme sull'abbattimento del debito pubblico e sulla liberalizzazione di due importanti settori dell'economia nazionale.

8. Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione (soppressione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro - CNEL)
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Il CNEL è un organo previsto dalla Costituzione, composto da esperti i materie economiche e sociali e al quale la Carta costituzionale riconosce un importante ruolo di consulenza al Parlamento e al Governo. Dopo oltre mezzo secolo di storia della Repubblica, i risultati prodotti dal CNEL sono nettamente al disotto di quelle che probabilmente erano le aspettative dei costituenti. Specialmente negli ultimi decenni, la consulenza al Parlamento e al Governo si è risolta per lo più nella produzione di rapporti periodici, piccoli dossier e informative che si presentano come fondamentalmente superflui, anche perché molte delle informazioni riprodotte in questi documenti sono pubblicamente disponibili nella rete, o da studi pubblicati da centri di ricerca specializzati. A questi medesimi istituti, normalmente il CNEL commissiona la produzione dei suoi rapporti dietro lauto compenso. In buona sostanza oggi il CNEL si presenta come un organismo superfluo: ben centoventidue consiglieri, il personale ausiliario, i consulenti e tutto il resto per una spesa annua complessiva di oltre 15 milioni di euro, risorse che potrebbero essere meglio spese.


9. Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di numero di deputati e senatori
Presentato alla Camera dei Deputati a firma: BOCCHINO, DELLA VEDOVA

E' sempre più urgente procedere a una riforma della rappresentanza politica nel nostro Paese. L'obiettivo di ristabilire un rapporto trasparente e proficuo tra eletti ed elettori richiede anzitutto una presenza qualificata nelle aule parlamentari.
E' quanto mai necessario allora riavvicinare il nostro sistema ai parametri delle democrazie europee.
In primis proprio per quanto riguarda il numero dei parlamentari. Attualmente in Italia c'è un deputato ogni 90 mila abitanti e un senatore ogni 195 mila. Per ricondurre questi parametri alla media europea, il disegno di legge costituzionale propone la riduzione a 400 il numero dei deputati (più 12 eletti nelle circoscrizioni estere) e a 200 i senatori (più 6 eletti nelle circoscrizioni estere).


10. Trasferimento a Milano delle sedi della CONSOB e dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Nel corso dei quasi quaranta anni trascorsi dalla legge istitutiva della Commissione nazionale per le società e la borsa (legge 7 giugno 1974 n. 216), legge nella quale veniva previsto che la sede della CONSOB dovesse essere a Roma per i presunti vantaggi derivanti dalla prossimità ai ministeri e agli apparati dello Stato, la piazza finanziaria di Milano si è notevolmente sviluppata e la città stessa è divenuta il principale centro di gravitazione dell'economia del paese. Oggi, perciò, i vantaggi derivanti dalla vicinanza ai centri economici e finanziari sono per l'operatività della CONSOB di gran lunga superiori a quelli derivanti dall'avere una sede a Roma in prossimità degli apparati dello Stato centrale.
Un ragionamento analogo si applica all'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, la cui attività riguarda la regolamentazione dei mercati e impatta in modo essenziale sulle attività di impresa. Questo disegno di legge propone quindi lo spostamento di entrambe le sedi delle due autorità da Roma a Milano.


11. Modifiche alla legge 5 febbraio 1992 n. 91, in materia di acquisto e revoca della cittadinanza allo straniero residente in Italia e disposizioni in materia di immigrazione
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA, BALDASSARRI, MUSSO

Il concetto di fondo al quale si ispira questo disegno di legge è che la cittadinanza italiana deve essere concessa a chi la merita. “Amo l'Italia, credo nell'Italia e nel suo futuro, quindi merito l'Italia” è lo slogan che meglio esprime questo concetto, dunque, e non semplicemente “voglio vivere in Italia quindi mi spetta la cittadinanza”. Chiunque, a prescindere dall'origine, dalla razza e dalla religione, deve potere diventare italiano, purché sia disposto ad amare il nostro Paese condividendo sinceramente l'appartenenza alla nostra comunità e ai nostri valori sanciti e rappresentati nella Costituzione. Non è degno, e per questo non merita la cittadinanza e gli deve poter essere revocata, chi abbia tradito la fiducia della nazione che lo ha accolto, in particolare chi ha cercato di sovvertire i valori costituzionali condivisi dalla comunità nazionale.
Sulla scorta di questi principi, la proposta di legge anzitutto favorisce l'integrazione dei giovani nati e residenti in Italia, che abbiano frequentato e felicemente concluso nel nostro Paese le scuole del primo ciclo, concedendo a essi la cittadinanza previo assenso dei genitori. In secondo luogo modifica il regime di concessione amministrativa della cittadinanza facilitando l'integrazione degli stranieri subordinandola però a dei requisiti di merito: (a) disponibilità di un reddito; (b) assenza di carichi penali pendenti o di sentenze penali o tributarie passate in giudicato; (c) conoscenza adeguata della lingua, della storia, della Costituzione e della vita civile italiana; (d) impegno solenne di adesione e di osservanza ai valori di libertà, eguaglianza e democrazia posti a fondamento della Repubblica italiana. Infine, prevede la revoca della cittadinanza da parte dello straniero che commetta specifici reati o delitti, tra i quali quello di associazione mafiosa.


12. Norme relative al personale di magistratura della Corte dei conti
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

La Corte dei conti è chiamata dalla Costituzione e dalla legge a svolgere un'opera importante a garanzia della buona amministrazione, della contabilità e quindi dell'uso dei denari pubblici da parte degli apparati dello Stato e di tutti gli organi pubblici. Con questo ddl la provvista di magistrati presso le sedi decentrate diventerà più agevole, con effetti positivi sia sul funzionamento della Corte sia sul buon andamento degli enti locali, e quindi andrà a diretto vantaggio delle finanze pubbliche del Paese.


13. Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354 in materia di permessi premio e misure alternative alla detenzione. Certezza della pena.
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Questo disegno di legge si pone l'obiettivo di evitare che i soggetti in espiazione della pena ai quali viene concesso il beneficio di una misura alternative alla detenzione possano reiterare i delitti già commessi. Non sono affatto rari i casi in cui detenuti ammessi per esempio al regime di semilibertà commettano nuovamente reati. Quando si leggono questi fatti sulla cronaca si tende erroneamente a puntare il dito versi i magistrati ritenuti colpevoli di aver concesso la semilibertà a individui non meritevoli di tale beneficio. In realtà è compito e responsabilità del legislatore modificare la normativa in materia di misure alternative alla detenzione in modo tale da prevenire tali situazioni.
Il disegno di legge propone tra l'altro di: (a) conferire formalmente alle Forze dell'ordine il potere di informare l'autorità giudiziaria che decide circa la concessione delle misure alternative alla detenzione, sia riguardo alla idoneità dei soggetti sia riguardo ai comportamenti messi in atto successivamente alla concessione del beneficio; (b) introdurre l'uso degli strumenti elettronici di controllo (es. braccialetto elettronico); (c) applicare anzitutto maggiore rigore nella concessione dei benefici ai detenuti condannati alla pena dell'ergastolo e in secondo luogo vietarne la concessione a quelli che si rendono responsabili di reati incompatibili con la semilibertà come per esempio il tentativo di evasione dal carcere; (d) estendere in ogni caso il periodo minimo di espiazione prima di poter accedere ad alcuna misura alternativa, e ciò anche al fine di evitare che si producano casi di palese e inaccettabile incongruenza tra la pena inflitta dal tribunale e quella effettivamente scontata; (e) verificare l’effettiva partecipazione ai programmi di recupero sociale; (f) eliminare forme automatiche di riduzione della pena (attualmente 1 anno composto di soli 9 mesi).


14. Norme organiche sulla scuola
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Dopo oltre un decennio di riforme della scuola molte risposte concrete a importanti nodi cruciali mancano ancora all'appello. E questo riguarda in particolare la valorizzazione della professionalità e dell'impegno del personale docente, che sono fondamentali per una scuola di qualità.
Anzitutto occorre restituire alla figura del docente l'autorevolezza che le compete, togliendo gli insegnanti da quella condizione di disagio psicologico che li coinvolge in modo sempre crescente, soprattutto nelle grandi aree urbane.
A questo riguardo si devono contrastare comportamenti irrispettosi nei confronti dei docenti e forme sempre più diffuse di bullismo. Sotto quest'ultimo profilo andrebbero coinvolte e responsabilizzate le famiglie degli studenti.
Sempre per quanto riguarda la valorizzazione degli insegnanti, occorre dare spazio al riconoscimento del merito all'interno del corpo docente, premiando la professionalità di chi profonde un impegno maggiore nelle attività e nella formazione personale.
Per valorizzare la professionalità dei docenti è opportuno istituire una area autonoma di contrattazione. Infine, si deve incidere sulla gestione degli istituti scolastici, dando loro una maggiore autonomia gestionale e favorendo in particolare per gli istituti tecnico-professionali un collegamento con il mondo dell’impresa.


15. Modifica del codice penale in materia di deturpamento di cose altrui
Presentato al Senato della Repubblica a firma: VALDITARA

Al fine di meglio tutelare il patrimonio artistico e culturale della nostra nazione dagli innumerevoli atti di vandalismo, da parte di chi deturpa e imbratta le cose mobili e immobili che lo compongono, questo disegno di legge propone un rafforzamento delle sanzioni penali a carico di chi compie tali atti.
In particolare, viene modificato in questo senso l'articolo 639 del codice penale, al quale viene inoltre aggiunto il divieto di vendita ai minori di bombolette spray a vernice indelebile e non biodegradabile proprio al fine di prevenire il compimento di atti di deturpamento dei beni del patrimonio storico, artistico e culturale italiano.


16. Norme per l'istituzione di una banca dati nazionale del DNA (approvato)
Presentato a firma: VALDITARA


17. Delega al governo per la riforma della governance di ateneo e il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori (parzialmente approvato)
Presentato a firma: VALDITARA

18. Incremento delle detrazioni per carichi di famiglia in favore delle donne lavoratrici
Presentato a firma: GERMONTANI

L’insoddisfacente livello di occupazione femminile costituisce uno degli elementi di criticità del mercato del lavoro italiano, che lo pone, anche sotto questo aspetto, notevolmente al di sotto della media raggiunta dai Paesi dell’Unione europea. Il presente disegno di legge prevede una semplice modifica al regime delle detrazioni per carichi di famiglia attualmente previsto dall’articolo 12 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, stabilendo l’introduzione di detrazioni aggiuntive, fruibili dalle donne che svolgono un’attività lavorativa. La misura agevolativa si contraddistingue innanzitutto per la sua estrema semplicità, inserendosi nell’ambito di un meccanismo di detrazioni già conosciuto dall’ordinamento tributario, senza pertanto comportare stravolgimenti del sistema e senza richiedere complessi adattamenti. La novità introdotta dall’intervento legislativo è invece costituita dalla previsione di uno strumento di sostegno fiscale, che può assumere i caratteri della ”imposta negativa”, specificamente destinata alle donne che svolgono una qualunque forma di attività lavorativa o imprenditoriale, anche non continuativa, nel rispetto della vigente normativa previdenziale e pensionistica.

19. Disposizioni in materia di educazione finanziaria
Presentato a firma: GERMONTANI

Il tema dell’educazione finanziaria ha assunto una crescente importanza in risposta ai mutamenti che stanno interessando la situazione globale dei mercati finanziari.
Nel corso degli anni, infatti, si è assistito al passaggio da una gestione del risparmio
attraverso strumenti relativamente semplici e a basso rischio, a nuove forme di gestione attraverso veri e propri strumenti finanziari più complessi che, per essere compresi pienamente anche nella loro componente di rischio, richiedono da parte del risparmiatore un livello di preparazione maggiore.
In tale nuovo contesto, una approfondita informazione da parte del consumatore costituisce un elemento centrale per il raggiungimento di un maggiore equilibrio fra domanda e offerta di prodotti finanziari. In Italia, l’assenza di interventi a livello nazionale dedicati all’educazione finanziaria, e di un soggetto “istituzionalmente” preposto al coordinamento di iniziative in tale direzione rappresentano punti critici che le istituzioni e il sistema economico-finanziario italiani devono considerare.


20. Misure per favorire lo sviluppo del lavoro a distanza
Presentato a firma: GERMONTANI

Pur essendo annunciata da anni, anche da leggi-delega, non è mai stata approvata
una disciplina organica e incentivante sul telelavoro nel settore privato. Esistono riferimenti in leggi regionali e in alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) ma si tratta sempre di norme sporadiche che non hanno determinato un cambiamento nel modo di organizzare il lavoro. Ed è proprio in questa direzione che va questo disegno di legge che introduce il “telelavoro anche in forma mista”, ovvero la possibilità di lavorare in una sede diversa dal proprio ufficio solo uno o due giorni alla settimana senza bisogno di una novazione del contratto di lavoro, ma mantenendo quello in essere e semplicemente aggiungendo un accordo tra impresa e lavoratore che ne regolamenti i contenuti. E' chiaro che il lavoro svolto in azienda è  più agevolmente controllabile. Ma se  l’organizzazione del lavoro fosse sempre più orientata al risultato e alla qualità della prestazione, la presenza fisica non sarebbe sempre necessaria. Ecco perché una legge sul telelavoro finirebbe per valorizzare il merito e i risultati e non la quantità di ore di lavoro prestate in ufficio, consentendo fra l'altro una diminuzione dei costi a carico dei singoli lavoratori (trasporto, ecc.), maggior tempo per la famiglia,  minor impatto ambientale.


21. Franchigia fiscale
Presentato al Parlamento Europeo dall’On. CRISTIANA MUSCARDINI

Il documento invita il Consiglio e la Commissione europea a concedere alle micro e piccole imprese che non superano i 30.000 euro di utile annuale d’esercizio, una franchigia fiscale per tre anni, tramite accordi con i governi nazionali, attraverso l’utilizzo del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). La risoluzione propone inoltre la creazione di un bonus,  corrispondente al valore della contribuzione previdenziale annuale, per la durata di tre anni, per le micro e piccole imprese che assumono un giovane lavoratore a tempo indeterminato. Perché la proposta possa essere attuata, è necessario tuttavia che la richiesta per l’utilizzo dei fondi strutturali europei per questo fine, venga rivolta all’Unione europea dal governo nazionale.


22. Regolamento “Made in…”
Risoluzione presentata dall'On. CRISTIANA MUSCARDINI riguardante l'istituzione di un regolamento sull'indicazione del paese d'origine (Made in) di taluni prodotti importati da Paesi terzi (approvata)

L’Unione europea non dispone di norme armonizzate sul marchio d’origine, eccezion fatta per taluni casi specifici nel settore agricolo, mentre tali norme sono in vigore negli USA, in Canada e in Cina. Una regolamentazione europea in questo ambito porrebbe i cittadini europei sulla stesso piano di quelli dei Paesi in cui queste norme sono in vigore e permetterebbe loro di scegliere consapevolmente in funzione della tutela della loro sicurezza e della loro salute.
Essa inoltre rafforzerebbe la competitività delle aziende europee e di tutta l’economia dell’Unione.
Il testo votato dal Parlamento europeo non è ancora esecutivo perché in seno al Consiglio non è ancora stato trovato un accordo. Alcuni Stati infatti, più preoccupati degli aspetti commerciali che di quelli produttivi, non sono convinti della bontà del provvedimento, mentre la Commissione europea è d’accordo con il testo approvato dal parlamento. L’Italia essendo un paese manifatturiero avrebbe tutto l’interesse all’entrata in vigore del provvedimento.

giovedì 22 dicembre 2011

DIRITTI E DOVERI


Di Vito De Santis

Sulla questione posta dal Presidente Napolitano, ci sono almeno due certezze. Primo: che il problema della cittadinanza ai bambini “stranieri” nati in Italia non può essere ignorato. Il problema c’è e va affrontato e, possibilmente, risolto. Secondo: non è certo un problema tecnico, la cui soluzione possa essere affidata ad un governo tecnico. Questo è un nodo politico, non a caso posto sul tavolo dal primo dei nostri politici, e che nel dibattito tra i partiti dovrà trovare il modo di essere sciolto. A conferma che per varare un’ ICI può bastare un “banchiere”, ma su temi sensibili deve scendere in campo la politica. Meglio se quella buona. Detto questo, si pone il problema su quale soluzione dare. Di sicuro la legge attuale con i suoi paletti un po’ datati non risponde più alla fotografia della nostra società, fatta di ragazzi di ogni colore, nati nei nostri ospedali, istruiti nelle nostre scuole, inseriti nelle compagnie dei nostri figli. Può darsi che a casa mangino il Kebab, ma poi per strada parlano in dialetto. E allora, la domanda è inevitabile: sono italiani o arabi, turchi o senegalesi, o qualunque altra cosa? Devono aspettare fino ai 18 anni e aver vissuto ininterrottamente in Italia prima di fregiarsi di questo “titolo”, prima di uscire dal limbo? O è giusto che il diritto del suolo su cui vivono, possa prevalere su quello del sangue da cui emanano? E’ chiaro che la regola per cui se nasci in un posto, hai automaticamente la nazionalità con i doveri, e soprattutto i diritti che ne conseguono, non può essere un colabrodo. Lo siamo già abbastanza come Paese in tema di immigrazione per aggiungere un altro foro. Automatismi di questo tipo andavano bene nell’ America dei coloni che aveva bisogno di attirare gente da ogni parte del mondo, e di farla sentire immediatamente americana. Noi abbiamo bisogno certamente di nuova linfa, ma con  flussi regolati e regole ben precise al momento dell’ ingresso e dopo. Se no, come ricordava ironicamente qualcuno, finisce che diventiamo la sala parto del terzo mondo: vengono qui, anche da clandestine, e fanno un figlio. Le madri magari le rimpatriano, mentre i bambini italiani restano a nostro carico. Si estremizza ovviamente. Ma non è un caso che in tutta l’ Europa, esclusa la Francia, valga lo jus sanguinis e non lo jus soli. Con correttivi e facilitazioni, però. Quelli che appunto mancano, o sono carenti, nella attuale legge italiana. Allora, forse è bene evitare le barricate ideologiche (ed elettorali) della Lega, così come le aperture sbracate di quella sinistra estrema e di un certo mondo cattolico che non hanno mai un dubbio: tra un disgraziato italiano e uno straniero, la preferenza va sempre al secondo. Ricordando ovviamente che i migranti non vanno in conflitto con i benestanti dei centri storici, ma con i proletari delle periferie. Dunque, per quello che mi riguarda, è bene che l’ attuale criterio che fa prevalere il sangue sul suolo, sia mantenuto. Ma, come detto, con l’ elasticità ora assente. Portando a meno di 18 anni l’ età per ottenere la cittadinanza, ad esempio, o stabilendo un periodo limitato di permanenza dei genitori sul territorio (in Germania sono 8 anni) perché il figlio possa nascere italiano. Un equilibrio politico. Che sta forse in mezzo a una interpretazione estensiva del nobile appello del Presidente Napolitano (<<E’ una follia che i figli si immigrati nati in Italia non sia cittadini>>) e il meno nobile (<<Faremo le barricate>>) del Carroccio. Perché è vero che oramai, bianchi, neri o gialli, siamo tutti italiani. Ma è altrettanto vero che tra un Paese accogliente e un colabrodo, una differenza c’è. Ed è meglio che resti

lunedì 12 dicembre 2011

LA CAVA PUò ESSERE UN' OPPORTUNITA'.


Di Vito De Santis

Da tempo seguiamo la faccenda della famosa “cava di prestito” per la realizzazione della Tangenziale Est Esterna. Tante sono le voci di dissenso: qualche politico locale cavalca l’ onda e  la popolazione è costretta a credere che la cava sia lo spauracchio di turno e una “iattura” a prescindere.

Ma se la cava fosse un’ opportunità?

Noi di UDC e FLI Gorgonzola, avvezzi più al ragionamento sui fatti che riguardano la vita pubblica che non ai proclami, invece vediamo in essa un'opportunità economica che può portare una serie di benefici:

1)       Oneri di estrazione quantificati in €. 900.000 circa  (parliamo di 0,44 € a m. cubo);
2)       Un riordino della Viabilità nella parte sud di Gorgonzola, a carico della TEM come infrastrutture annesse alla Cava per il miglioramento delle comunicazioni con la Cassanese;
3)       A fine lavori porterà l'incameramento dell'area della cava con sistemazione delle aree e della viabilità  e messa in sicurezza della zona a carico del Concessionario (TEEM),
4)       Con l'acquisizione dell'area, si formerà un laghetto sorgivo (la falda è a - 3,5m) dal livello del terreno aprendo scenari di utilizzo e riconversione come: Laghetto per pesca sportiva; Parco con annessi servizi di ristoro, zone per picnic, castagneti, .zone di aggregazione ideali per Concerti , zone Fiera e manifestazioni all'aperto. ecc.

Se tali attività venissero gestite (in proprio o in concessione) dal Comune porterebbero introiti alle Casse Comunali, già falcidiate dalle varie Finanziarie, patti di stabilità, mancati introiti per pretese, quanto fantasiose, richieste di concessioni edilizie mai giunte. Magari si potrebbe evitare di tagliare un altro pezzo di stato sociale.

La vera iattura si verificherebbe se, proclami roboanti a parte, la Cava venisse comunque costruita sul Comune di Gorgonzola. Ciò perché a norma delle previsioni della Legge Regionale 14/1998,  una volta che la Regione definisce la programmazione delle Cave e la Provincia  le autorizza,  il Comune può stipulare la Convenzione (contratto) con il Concessionario  e stabilire:
-          i costi di ripristino viabilità, aree, ecc.( incrementati di un 30% per opere realizzate in Parchi Regionali) , che verranno pagati con rate annuali;
-          la durata dell'autorizzazione in funzione dei programmi di lavoro, ed i poteri di controllo ed i controlli da effettuare periodicamente;
-          che l'area possa divenire di proprietà del Comune al termine dei lavori.

Di contro la citata Legge Regionale stabilisce anche che, se il Comune non stipula la Convenzione entro 60gg dall’ individuazione dell’ area (e, crediamo, siamo al limite, se non oltre), dopo 30gg l’ assegnazione dell’ area avviene d'ufficio con recupero del 15% degli oneri per spese burocratiche (150.000 € in fumo).

La comunicazione di localizzazione cave di prestito è dell’ 11 agosto 2011!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

La politica nostrana, nascondendo palesemente l’ impossibilità di evitare questa opera si è celata dietro i “ni” della prima ora del Sindaco, “ni” che sono diventati,  poi “no” spintanei (decide la Lega) e ai proclami (sempre più speculari ai volantini per le feste padane) del Presidente del Consiglio (Gironi) che ha annunciato in pompa magna che la cava non si farà,  ignorando che quello che circola da qualche mese è il progetto definitivo della Tangenziale Est Esterna. Definitivo, appunto, che in italiano vuol dire “non più modificabile” mentre ignoriamo cosa possa significare in padano.

Finiamo con un altro spunto di discussione: se la cava finisse a Pozzuolo Martesana come asserisce il buon Gironi, riusciremmo, in un sol colpo, a raccogliere il danno e la beffa dal momento che, a Pozzuolo Martesana andrebbero i quattrini e a Gorgonzola la polvere e il passaggio dei camion.

Meditiamo e, per una volta, facciamolo al netto del populismo spicciolo.


Chiunque volesse approfondire l’ argomento potrà visionare presso la Sede di FLI, UDC e Tradizione e Futuro (Via Cavour, 13 – Gorgonzola) la documentazione e comunicarci idee e impressioni.

venerdì 2 dicembre 2011

SOTTOSCRIVI IN LANIFESTO PER L' ITALIA

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La nostra Italia.